Dal libro della Sapienza 11,22-12,2

Tutto il mondo davanti a te, come polvere sulla bilancia, come una stilla di rugiada mattutina caduta sulla terra. Hai compassione di tutti, perché tutto tu puoi, non guardi ai peccati degli uomini, in vista del pentimento. Poiché tu ami tutte le cose esistenti e nulla disprezzi di quanto hai creato; se avessi odiato qualcosa, non l'avresti neppure creata. Come potrebbe sussistere una cosa, se tu non vuoi? O conservarsi se tu non l'avessi chiamata all'esistenza? Tu risparmi tutte le cose, perché tutte son tue, Signore, amante della vita, poiché il tuo spirito incorruttibile è in tutte le cose. Per questo tu castighi poco alla volta i colpevoli e li ammonisci ricordando loro i propri peccati, perché, rinnegata la malvagità, credano in te, Signore.

domenica 25 ottobre 2009



Buoni Genitori. Storie di mamme e di papà gay
Chiara Lalli
Il Saggiatore
14,00 €

"I figli devono avere una madre e un padre." "È contro natura." "Una lesbica non ha istinto materno." "I figli degli omosessuali diventano omosessuali." Tante le obiezioni all'omogenitorialità. Tanti i pregiudizi e le paure che scivolano sulla bocca della gente. Ma i gemelli Silvia e Andrea hanno due mamme e due papa. Violetta e Arthur tre genitori. Sono figli di una sola metà del cielo, crescono nell'ultima frontiera della famiglia, la più controversa. Nella società che cambia, qual è la condizione necessaria per l'esistenza di una famiglia? Rispetto e responsabilità, attenzione e amore non sono sufficienti? Il riconoscimento delle famiglie omosessuali non toglie valori alla società, semmai ne aggiunge. È un allargamento di diritti per alcuni cittadini, non una riduzione per la collettività. Obiezioni e resistenze si sgretolano sotto la mole di ricerche scientifiche che dimostrano come i bambini cresciuti in famiglie omosessuali siano mentalmente sani e socialmente integrati quanto quelli cresciuti in famiglie eterosessuali. Questa è la realtà che emerge dalle pagine di "Buoni genitori". Chiara Lalli disinnesca automatismi e generalizzazioni scontate lasciando la parola ai protagonisti. Gioie, problemi, difficoltà nell'immaginare un futuro: come in tutte le famiglie, ma con la frustrazione per i diritti negati.

mercoledì 21 ottobre 2009

Domenica 25 ottobre 2009

Occhi per vedere
da Mc 10,46-52
Gesù, circondato dalla folla, esce da Gerico e un mendicante, Bartimeo, disturba, con le sue grida, il corteo che accompagna il Maestro. Come nelle nostre chiese, quando un barbone, sfuggendo al controllo del sacrestano, mette lo scompiglio durante la liturgia. Mentre i discepoli provano a far tacere il povero seduto sul ciglio della strada, il Signore si ferma. Lo ha chiamato: “Figlio di Davide”, figlio di quel re che aveva vietato l’ingresso al tempio proprio ai ciechi. E’ escluso dalla folla, che può camminare con Gesù, è scartato dal popolo eletto, perché non può praticare il culto al tempio, è al bando perché è mendicante. Implora: “Figlio di Davide, abbi pietà di me”, come se fosse sicuro che Gesù può riammetterlo nella comunità del popolo eletto. Il Signore sente nel più profondo del suo cuore che le parole di quel cieco, alle quali nessuno presta attenzione, incontrano il desiderio del Padre di entrare in relazione con l’uomo.
Tutto è messaggio di un oltre per chi ha occhi per vedere. Anche il barbone che si avventura a chiedere l’elemosina in chiesa è segno di una vita relazionale mancata. “Avrei tanto bisogno d’incontrare uno sguardo amico”, diceva uno di loro. I discepoli di Gesù non colgono la fede che le grida di Bartimeo rivelano, mentre il Maestro percepisce in quest’uomo una forte sintonia con la sua missione, che consiste nel rivelare l’amore del Padre per ogni uomo. I discepoli sono orgogliosi di essere visti con il Rabbi osannato. Sono ciechi, non vedono che Bartimeo, attraverso la sua fede, è l’unico a entrare in relazione con il Messia, perché crede nella sua missione.
Il Signore lo fa chiamare. Il mendicante ripone una tale fiducia nel Signore che lascia l’unico suo bene: il mantello che era per lui letto, coperta, tutto. Abbandona tutto quello che possiede, perché si sente chiamato da colui nel quale ha riposto tutta la sua fede. “Che vuoi che io ti faccia?”, gli chiede il Signore. Eppure tutti sanno che è cieco, sembra ovvio che voglia essere guarito. Gesù cerca la relazione nella quale ognuno può riconoscersi per quello che è, nella quale Bartimeo potrà esprimere la sua cecità e la sua fede nel Creatore all’opera in Gesù. Non scatta il miracolo magico bensì la potenza della fiducia: “Và, la tua fede ti ha salvato”.

E.Marie

sabato 12 settembre 2009

ANCHE TU SEI DIVERSO. Lettera ai picchiatori e a chi picchia "con le parole".

Tu che usi violenza su una persona per la sua diversità,
sappi che anche tu sei diverso.
Sei diverso anche dalla persona che ritieni più simile a te,
perché Dio ci ha voluto unici e speciali.
Se ancora non lo capisci ,
sappi che prima o poi dovrai dovrai affrontare anche tu la tua diversità:
quando ti innamorerai perché ti sentirai un'altra persona;
quando con la tua ragazza farai fatica ad intenderti perché vi separano esperienze di vita e familiari differenti;
quando farai di tutto per prendere la tua strada , lontano da quella dei tuoi genitori;
quando le tue idee saranno minoranza per tanto tempo;
quando una condizione di salute non ti permetterà di essere così spensierato come una volta;
quando un incontro straordinario ti scombussolerà la vita;
quando la morte toccherà il tuo cuore;
quando tuo figlio non soddisferà le tue aspettative;
quando il tuo volto comincerà ad avere i segni del passato;
quando l'incontro intimo con Dio , ti aprirà un mondo nuovo
quando la tua futura moglie sarà discriminata sul lavoro perché madre e donna;
quando dovrai aiutare i tuoi genitori ormai anziani e segnati dalla vita;

Quando ogni giorno della tua vita ti porterà una nuova consapevolezza, un nuovo stimolo che ti rende diverso dal giorno precedente

Tu che usi violenza su una persona per la sua diversità,
sappi che odiandola, disprezzi te stesso.

Disprezzi il dono "imprevedibile" e per ognuno "diverso" della vita.

Andre

giovedì 9 luglio 2009

Dopo le ferie, in cerca di senso

L'uomo è fatto a immagine di Dio, quindi per realizzarsi pienamente, ognuno deve diventare sempre più se stesso, con l'aiuto dello Spirito, ospite silenzioso di ogni vita.
Le ferie, tempo atteso e sperato come riposo, rinnovamento, liberazione dalle esigenze lavorative e dall'aria inquinata delle città. Si è partiti con la speranza di trascorrerle in accordo profondo con se stessi e di potersi esprimere realizzando i desideri più vari e legittimi. Le vacanze hanno lo scopo di farci riprendere le forze fisiche e psichiche, di ridare colore al grigiore quotidiano. Ma il modo di trascorrerle è anche l'espressione della personalità, che si manifesta nelle scelte, nei gusti e nelle tendenze. Poi, al ritorno a casa, alla ripresa del trantran di tutti i giorni, spesso subentra l'amarezza per la fine di un periodo troppo breve, vissuto come una parentesi felice: oppure si insinua la delusione per non aver concluso nulla di buono e, paradossalmente, con l'esigenza di doversi adesso riposare dopo... tanta fatica. Qual è la ragione di questo disappunto? Il grosso problema che angustia le persone, anche se non ne sono pienamente coscienti, è quello del senso da dare alla propria esistenza. Qualunque sia l'attività, questa domanda di senso inquieta come un tormento, anche se non emerge esplicitamente, perché coinvolge insieme l'identità e il proprio valore.
Ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi» (Mt 7,17). Questa verità accompagna la riflessione quotidiana anche dei non credenti, che vogliono valutare la propria esistenza. Nel prologo di Giovanni (v. 18), è descritta la vocazione essenziale di Gesù: «Dio nessuno l'ha mai visto: il Figlio unigenito lo ha rivelato». Gesù è venuto per rivelare chi fosse Dio: un Dio che salva e perdona. Ogni uomo partecipa di questa vocazione, perché la sua identità è l'immagine unica del Creatore che ha incisa nel profondo del suo cuore. Per realizzarsi pienamente, ognuno deve quindi diventare sempre più se stesso, con l'aiuto dello Spirito, ospite silenzioso di ogni vita. Di fronte a ogni scelta, anche la più terra terra, è in gioco questa crescita dell'identità, senza la quale nessuno può sentirsi pienamente felice di esistere. Si tratta semplicemente di ascoltare con serietà i propri desideri più veri, nascosti dietro quelli più immediati, dettati dagli altri, dalla società. Che cosa voglio fare della mie giornate? Come posso sentirmi veramente in armonia con me stesso? Per questo discernimento, lo Spirito «viene in aiuto alla nostra debolezza, perché nemmeno sappiamo che cosa sia conveniente domandare, ma lo Spirito stesso intercede con insistenza per noi, con gemiti inesprimibili» scrive san Paolo ai Romani (8, 26).
Ultimamente, di fronte a un disagio profondo, ho cominciato a pregare, per capire che cosa fare. Per mezz'ora, ho guardato l'orologio, pensato a mille cose futili, pur cercando di rinnovare costantemente la certezza che lo Spirito operava in me. Alla fine, senza che io sapessi come fosse avvenuto, ho visto chiaramente come gestire il problema che mi aveva assillato per parecchi giorni e ho sentito di essere in conformità con la volontà di Dio, perché pienamente fedele a me stessa. L’unico compito umano è la propria realizzazione, che è la progressiva rivelazione dell'immagine di Dio che ognuno è. Riposare, divertirsi, viaggiare, allenarsi nello sport preferito, tutte queste cose sono modi per «diventare» meglio se stessi. Suppongono la libertà di usare il tempo in armonia con la verità di sé, senza compromessi ma anche nell'ascolto della libertà altrui. Non è egoismo, è solo fedeltà all'identità profonda. Su questa base solida, lo Spirito può insegnare come mediare le proprie decisioni con la famiglia, con gli amici, e come ascoltare anche i veri desideri degli altri. Allora, qualunque siano state le vacanze, si tornerà a casa felici, perché questo tempo sarà servito alla crescita dell'essere vero.
E. Marie

mercoledì 24 giugno 2009

"Fede e omosessualità", una piccola grande speranza

E' una piccola grande speranza. Mette buonumore, tranquillità e serenità.
Niente di miracoloso, ma senz'altro è una buona notizia.
Mi riferisco a "Fede e omosessualità" di Valter Danna, compendio della Diocesi di Torino (8 euro) che si propone come sussidio per la pastorale delle persone omosessuali.
La buona notizia è la semplicità "costruttiva" con cui il compendio arriva a fare distinzioni importanti (omosessaulità/pedofilia), non relegando all'omosessualità lo spettro della terapia curativa, ma aprendo un varco nella direzione della complessità delle storie individuali.
Storie, che si devono vivere il più possibile senza ipocrisia, andando a fondo nell'analisi di sé stessi.
Poi viene detto un secco no ai sensi di colpa come ai pregiudizi e all'omofobia.
Sempre con un linguaggio sereno e mai di condanna, il libro cerca di tracciare una linea di buon senso su quelle che sono diventate ormai posizioni sclerotizzate sia per la Chiesa che per i movimenti omosessuali. Insomma, "Fede e omosessualità" non é certo il documento che scalda il cuore e fa intravedere un futuro diverso per le persone omosessuali nella Chiesa. Certamente, spezza un clima di tensione veramente insopportabile culminato con il NO del Vaticano alla depenalizzazione dell'omosessualità, riportando la questione omosessuale nei confini di un'analisi seria e aperta all'amore e al mistero di Dio.
La sua semplicità "costruttiva"si spera possa essere la giusta indicazione per un cammino nuovo della Chiesa verso le persone omosessuali.
Sarebbe bello che il compendio fosse inviato a tutte le Diocesi d'Italia e che lo adottassero.
L'unica critica che si può apportare è forse l'assenza dell'amore omosessuale e quindi della coppia.
Ma sappiamo bene, quanto il tema sia ostico e delicato, serve ancora tempo. In fondo questo documento lavora ancora nella direzione della "dignità" della persona omosessuale, scritta su tutti i documenti ecclesiastici ma di fatto sempre mortificata da continue prese di posizione vaticane, spesso avvilenti se non crudeli.
Ma non sminuiamo questo piccolo passo in avanti in un periodo in cui la diversità terrorizza.
Anzi, ringraziamo.
Ringraziamo i sacerdoti, il cardinale e il gruppo di omosessuali credenti che ha lavorato per questo piccolo grande risultato.
Perchè sono l'esempio di un coraggio che manca, di una delicatezza umana perduta.
Sono l'esempio di una Chiesa che vuole ancora educare, ma nel senso vero del termine senza cedere all'ansia del potere e del controllo.
Grazie perché, se anche un solo sacerdote con questo compendio saprà accogliere, ascoltare, comprendere, supportare una persona omosessuale infondendole speranza nell'amore e nella vita, allora allo stesso modo ci può essere una piccola grande speranza per una Chiesa nuova.

Andrea

lunedì 1 giugno 2009


Diritti diversi. La legge negata ai gay

Bernardini De Pace Annamaria

Prezzo: € 17.50


Contenuto

Cosa vuoi dire oggi "essere gay"? È proprio vero che la legge è uguale per tutti? L'omosessualità gode ormai del rispetto e degli stessi diritti riconosciuti all'eterosessualità o è ancora vista con sospetto e pregiudizio? Secondo uno degli avvocati più famosi d'Italia i casi di discriminazione sono ancora tanti, troppi, l'autrice riflette su alcuni principi della Costituzione italiana, e in particolare quelli espressi negli articoli 2 e 3, che risultano non applicati nel caso degli omosessuali. Inutile dire che particolare peso hanno, in tutto questo, la religione e le posizioni della Chiesa cattolica. Le nozze, le adozioni, le successioni, la convivenza: tutte battaglie ancora da combattere, in nome della legge. E inoltre, in appendice: una rassegna delle legislazioni sul tema omosessualità nel mondo (dalla pena di morte in Iran ai pari diritti in Olanda).


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Dettagli
Titolo: Diritti diversi. La legge negata ai gay
Autore: Bernardini De Pace Annamaria
Editore: Bompiani (collana I grandi pasSaggi Bompiani)
Data di Pubblicazione: 2009
ISBN: 9788845262487
Dettagli: p. 223
Reparto: Diritto

venerdì 17 aprile 2009

II^ domenica di Pasqua B

Nessuno escluso
Gv 20, 19-31
E’ scesa la notte, hanno sprangato la porta e all’improvviso giunge Gesù che si “ferma in mezzo a loro”. Nel buio della tristezza, nella paura delle situazioni problematiche, nel terrore di fronte a chi può farci del male, nel senso di colpa per aver tradito il Signore, il Risorto si rende presente.
Pensiamo spontaneamente che dobbiamo essere in regola per trovare Cristo, mentre egli ha ripetutamente dimostrato di essere venuto non per i giusti ma per i peccatori, non per chi sta bene ma per chi sta male. Nessuno è escluso dalla salvezza. Tommaso era assente, era fuori dell’assemblea degli apostoli, fuori della piccola chiesa riunita nel cenacolo, eppure riceve come gli altri il dono dello Spirito fatto una settimana prima. La dinamica divina sconvolge sempre i ragionamenti umani sulla giustizia. Gli ultimi sono i primi, l’apostolo fuggitivo, colui che gli altri forse accusavano di mancanza di solidarietà, d’infedeltà, proprio lui può toccare con mano le piaghe del Maestro. Proprio lui è invitato a gesti di familiarità sul corpo del Risorto che gli altri hanno solo guardato, probabilmente con venerazione, ma certamente non con la libertà di Tommaso. E’ come se Gesù gli dicesse: “Puoi diventare uomo di fede, perché porto i segni del tuo male. Non volevi una fede astratta, volevi toccare con mano, ebbene avevi ragione. Eri malato di sfiducia, ma hai cominciato il cammino verso la guarigione quando hai immaginato di poter mettere il tuo dito nel posto dei chiodi, come un paziente accelera il suo ristabilimento se crede di poter uscire dalla malattia. Credere è già guarire. Ora, puoi diventare credente”.
Tommaso riassume in sé i nostri dubbi, gli ateismi di coloro che non hanno ancora ricevuto il dono della fede. Se non vede, non può credere. Non ha colpa, ancora non ha ricevuto lo Spirito. Forse abbiamo, anche noi, vissuto a lungo con Gesù, praticato la religione e fatto opere buone, ma non abbiamo ancora aperto il nostro essere profondo al suo Spirito, non abbiamo ancora accolto il dono di Dio. La fede è l’offerta del Padre a chi non ha paura di mettere le mani nelle ferite del Signore, cioè di guardare in faccia il suo peccato e il male che produce sugli altri. Poi il Risorto si fa presente e la fede diventa esperienza di perdono.
E.Marie

venerdì 10 aprile 2009

E CRESCENDO IMPARI... Piccolo vadevecum di educazione alla semplicità in questa Pasqua così tremendamente attuale,così amara...

E crescendo impari che la felicità non e' quella delle grandi cose.
Non e' quella che si insegue a vent'anni, quando, come gladiatori si combatte il mondo per uscirne vittoriosi...
La felicità non e' quella che affannosamente si insegue credendo che l'amore sia tutto o niente,...
non e' quella delle emozioni forti che fanno il "botto" e che esplodono fuori con tuoni spettacolari...,
la felicità non e' quella di grattacieli da scalare, di sfide da vincere mettendosi continuamente alla prova.
Crescendo impari che la felicità e' fatta di cose piccole ma preziose....
...e impari che il profumo del caffè al mattino e' un piccolo rituale di felicità, che bastano le note di una canzone, le sensazioni di un libro dai colori che scaldano il cuore, che bastano gli aromi di una cucina, la poesia dei pittori della felicità, che basta il muso del tuo gatto o del tuo cane per sentire una felicità lieve.
E impari che la felicità e' fatta di emozioni in punta di piedi, di piccole esplosioni che in sordina allargano il cuore, che le stelle ti possono commuovere e il sole far brillare gli occhi,
e impari che un campo di girasoli sa illuminarti il volto, che il profumo della primavera ti sveglia dall'inverno, e che sederti a leggere all'ombra di un albero rilassa e libera i pensieri.
E impari che l'amore e' fatto di sensazioni delicate, di piccole scintille allo stomaco, di presenze vicine anche se lontane, e impari che il tempo si dilata e che quei 5 minuti sono preziosi e lunghi più di tante ore, e impari che basta chiudere gli occhi, accendere i sensi, sfornellare in cucina, leggere una poesia, scrivere su un libro o guardare una foto per annullare il tempo e le distanze ed essere con chi ami.
E impari che sentire una voce al telefono, ricevere un messaggio inaspettato, sono piccoli attimi felici.
E impari ad avere, nel cassetto e nel cuore, sogni piccoli ma preziosi.
E impari che tenere in braccio un bimbo e' una deliziosa felicità.
E impari che i regali più grandi sono quelli che parlano delle persone che ami...
E impari che c'e' felicità anche in quella urgenza di scrivere su un foglio i tuoi pensieri, che c'e' qualcosa di amaramente felice anche nella malinconia.
E impari che nonostante le tue difese, nonostante il tuo volere o il tuo destino, in ogni gabbiano che vola c'e' nel cuore un piccolo-grande Jonathan Livingston.

E impari quanto sia bella e grandiosa la semplicità.