Dal libro della Sapienza 11,22-12,2

Tutto il mondo davanti a te, come polvere sulla bilancia, come una stilla di rugiada mattutina caduta sulla terra. Hai compassione di tutti, perché tutto tu puoi, non guardi ai peccati degli uomini, in vista del pentimento. Poiché tu ami tutte le cose esistenti e nulla disprezzi di quanto hai creato; se avessi odiato qualcosa, non l'avresti neppure creata. Come potrebbe sussistere una cosa, se tu non vuoi? O conservarsi se tu non l'avessi chiamata all'esistenza? Tu risparmi tutte le cose, perché tutte son tue, Signore, amante della vita, poiché il tuo spirito incorruttibile è in tutte le cose. Per questo tu castighi poco alla volta i colpevoli e li ammonisci ricordando loro i propri peccati, perché, rinnegata la malvagità, credano in te, Signore.

venerdì 17 aprile 2009

II^ domenica di Pasqua B

Nessuno escluso
Gv 20, 19-31
E’ scesa la notte, hanno sprangato la porta e all’improvviso giunge Gesù che si “ferma in mezzo a loro”. Nel buio della tristezza, nella paura delle situazioni problematiche, nel terrore di fronte a chi può farci del male, nel senso di colpa per aver tradito il Signore, il Risorto si rende presente.
Pensiamo spontaneamente che dobbiamo essere in regola per trovare Cristo, mentre egli ha ripetutamente dimostrato di essere venuto non per i giusti ma per i peccatori, non per chi sta bene ma per chi sta male. Nessuno è escluso dalla salvezza. Tommaso era assente, era fuori dell’assemblea degli apostoli, fuori della piccola chiesa riunita nel cenacolo, eppure riceve come gli altri il dono dello Spirito fatto una settimana prima. La dinamica divina sconvolge sempre i ragionamenti umani sulla giustizia. Gli ultimi sono i primi, l’apostolo fuggitivo, colui che gli altri forse accusavano di mancanza di solidarietà, d’infedeltà, proprio lui può toccare con mano le piaghe del Maestro. Proprio lui è invitato a gesti di familiarità sul corpo del Risorto che gli altri hanno solo guardato, probabilmente con venerazione, ma certamente non con la libertà di Tommaso. E’ come se Gesù gli dicesse: “Puoi diventare uomo di fede, perché porto i segni del tuo male. Non volevi una fede astratta, volevi toccare con mano, ebbene avevi ragione. Eri malato di sfiducia, ma hai cominciato il cammino verso la guarigione quando hai immaginato di poter mettere il tuo dito nel posto dei chiodi, come un paziente accelera il suo ristabilimento se crede di poter uscire dalla malattia. Credere è già guarire. Ora, puoi diventare credente”.
Tommaso riassume in sé i nostri dubbi, gli ateismi di coloro che non hanno ancora ricevuto il dono della fede. Se non vede, non può credere. Non ha colpa, ancora non ha ricevuto lo Spirito. Forse abbiamo, anche noi, vissuto a lungo con Gesù, praticato la religione e fatto opere buone, ma non abbiamo ancora aperto il nostro essere profondo al suo Spirito, non abbiamo ancora accolto il dono di Dio. La fede è l’offerta del Padre a chi non ha paura di mettere le mani nelle ferite del Signore, cioè di guardare in faccia il suo peccato e il male che produce sugli altri. Poi il Risorto si fa presente e la fede diventa esperienza di perdono.
E.Marie

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